domenica 8 luglio 2012
FABBRICA IMMAGINE EVENTI - Miriam Ravasio
Un autoritratto in cm. 20 x 2o, come richiesto dagli organizzatori: un impasto di travertino su catrame su tela da restauro. E' così che mi sento, una colonnina in movimento e/o anche un fantasmino all'opera. Tanti, tantissimi altri autoritratti stanno raggiungendo Roma da ogni parte del mondo, per una mostra che si terrà in via dei Tre Pupazzi,dal 28 ottobre 2012 in avanti.
martedì 17 aprile 2012
MOSTRA AL MONASTERO di Miriam Ravasio
Con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, del Centro Culturale Il Lavello e della Fondazione si è conclusa con successo di pubblico e partecipazione “l’insieme d’arte” proposto da me Miriam Ravasio e Felice Tavola, al Monastero del Lavello dal 17 al 27 marzo 2012.
Le origini Creative; non una mostra, non un evento, come tradizionalmente s’intende una manifestazione che comprende più iniziative, ma un’azione d’arte che ha promosso interazioni con soggetti diversi, il territorio, il pubblico e la scuola. Opere fisiche esposte e proiettate, realizzate nel corso di una carriera artistica e lavorativa, per libera iniziativa o su commissione; fra scenografie, moda, allestimenti e illustrazioni. La natura e la varietà dell’Arte nelle sue artistiche applicazioni, è stato il tema delle visite guidate, cui hanno partecipato ragazzi e professori della scuola media statale A. Manzoni e Scuola Parificata Caterina Cittadini. E siccome l’Arte è sempre amore, alla mostra, annunciata per le vie del paese con l’elmo guerriero armato (di pennelli), non è mancata la poesia giocosa dei bimbi della Scuola Materna Mere Susanne di San Gottardo, scesi in gita per l’occasione. Una vita spesa fra immagini, forme e colori, inizia presto per predisposizione e continua poi per accanimento e tenace applicazione, fra successi e difficoltà, abbandoni e rilanci. Dario Dell’Oro, nella presentazione ha parlato proprio di questo, rievocando l’inizio, quando era con noi pendolare sul treno a vapore Lecco-Bergamo; narrando fra aneddoti e comuni ricordi il nostro coinvolgimento con le realtà culturali e sociali attive nel paese: loro c’erano e ci sono sempre stati pur se loro arte, il loro lavoro si svolgeva altrove.
In contemporanea ai tempi espositivi, nella Biblioteca Civica è stata allestita la “Vetrina Filosofica dei Temi Trattati” testimonianza dei riferimenti e delle citazioni presenti nelle opere. Libri d’arte e di letteratura, saggi, biografie, immagini e schede tematiche scaricate dalla rete e soprattutto inviti alla lettura, poiché “Le opere sono veicoli iconici che rimandano a cose lette e studiate” ricorda Marsilio Ficino.
giovedì 8 marzo 2012
I PETEL DI MIRIAM
( L'aruspice, olio su materie plastiche 2011)
Poesie a colori o colori in rima, verrebbe da dire per le opere di Miriam Ravasio, artista che nelle sue più recenti opere dimostra di aver raggiunto una maturità inattaccabile, risultato di una sicurezza artistica oramai consolidata. Un percorso, il suo, di continua ricerca espressiva dove i protagonisti sono gli uomini altri - che potremmo benissimo riferire alla concezione classica dell’individuo - e i loro olimpi. Colonne, capitelli, templi, obelischi, grattacieli che si arrampicano sulla tela come scale; il cielo come porta e meta ultima del divenire. E poi l’aruspice che attende la creatura celeste, forse segno di svelata verità o salvezza, oppure simbolo di quel generale “recupero” dopo il decadimento umano,”ritorno al mondo nuovo” nella profezia di Huxley. Dalla grafite e gessi, sperimentando il collage materico, l’olio, la carta, la sabbia e una consapevole manualità, Miriam Ravasio spacca la forma imponendosi all’opera con la semplicità del bambino. Proprio per questo – in virtù di un’opera che mi ha convinto profondamente - mi sento di paragonare il linguaggio pittorico dell’artista a quel che Zanzotto definiva “petèl”, ossia il linguaggio dell’infanzia, “borbottio dalla sonorità liquida”, che qui si traduce nei colori e nell’apparente elementarità delle forme. L’artista infine pare porci una domanda, e lo fa a modo suo, con quella leggerezza timida che ne distingue l’animo sul sottile filo di una contiguità, la stessa che lo lega, in qualche modo, alla recherche di proustiana memoria : cos’è la vita se non la continua ricerca del proprio tempo perduto? Tempo perduto che, per non abbandonare la comodità delle nostre gabbie, chiameremo infanzia.
Leonardo Fiasca (alias di qualcun altro)
Poesie a colori o colori in rima, verrebbe da dire per le opere di Miriam Ravasio, artista che nelle sue più recenti opere dimostra di aver raggiunto una maturità inattaccabile, risultato di una sicurezza artistica oramai consolidata. Un percorso, il suo, di continua ricerca espressiva dove i protagonisti sono gli uomini altri - che potremmo benissimo riferire alla concezione classica dell’individuo - e i loro olimpi. Colonne, capitelli, templi, obelischi, grattacieli che si arrampicano sulla tela come scale; il cielo come porta e meta ultima del divenire. E poi l’aruspice che attende la creatura celeste, forse segno di svelata verità o salvezza, oppure simbolo di quel generale “recupero” dopo il decadimento umano,”ritorno al mondo nuovo” nella profezia di Huxley. Dalla grafite e gessi, sperimentando il collage materico, l’olio, la carta, la sabbia e una consapevole manualità, Miriam Ravasio spacca la forma imponendosi all’opera con la semplicità del bambino. Proprio per questo – in virtù di un’opera che mi ha convinto profondamente - mi sento di paragonare il linguaggio pittorico dell’artista a quel che Zanzotto definiva “petèl”, ossia il linguaggio dell’infanzia, “borbottio dalla sonorità liquida”, che qui si traduce nei colori e nell’apparente elementarità delle forme. L’artista infine pare porci una domanda, e lo fa a modo suo, con quella leggerezza timida che ne distingue l’animo sul sottile filo di una contiguità, la stessa che lo lega, in qualche modo, alla recherche di proustiana memoria : cos’è la vita se non la continua ricerca del proprio tempo perduto? Tempo perduto che, per non abbandonare la comodità delle nostre gabbie, chiameremo infanzia.
Leonardo Fiasca (alias di qualcun altro)
domenica 26 febbraio 2012
LE ORIGINI CREATIVE- mostra al Lavello
Dopo Picasso e l’affermazione autorevole dell’io creatore, nella Storia dell’Arte, si completa in modo irreversibile un processo iniziato già nel Cinquecento; sul ruolo dell’artista si muove uno scambio: dalla Ruota Orfica, simbolo infinito del ciclo della vita, alla Ruota degli Esposti.
Orfano di spirito e di mistero, definito nella propria materia l’artista avanza, seguendo le tracce di una mistica personale, creata prima dell’opera stessa. Sul suo impegno soffiano e hanno soffiato nuove madri: l’esaltazione ideologica e Futurista, l’entusiasmo Pop della produzione merceologica, la sociologia della denuncia e la comunicazione emarginata dei centri urbani. Un insieme schiumante e prolifico di particelle spente che suscita nella critica e nel pubblico una diffusa nostalgia per i caratteri unici e irripetibili della mente creatrice, la quale indaga oltre l’uniformità delle verità relative. L’epoca sobria e di contenimento imposta dalla crisi finanziaria, ci riporterà al sussurro spirituale dell’Arte: l’Uomo è più della sua vita, è Essere e molecola dell’Universo. L’artista non più solo, affidato al Risveglio del bene profondo, si scoprirà capace di ricerca e visione, di abilità e arguzia dalle infinite geometrie e manifestazioni. Questo è il tempo, questo è l’invito: consenso e sostegno all’arte per ri-conoscere e celebrare come sempre è stato LE ORIGINI CREATIVE.
miriam ravasio
Orfano di spirito e di mistero, definito nella propria materia l’artista avanza, seguendo le tracce di una mistica personale, creata prima dell’opera stessa. Sul suo impegno soffiano e hanno soffiato nuove madri: l’esaltazione ideologica e Futurista, l’entusiasmo Pop della produzione merceologica, la sociologia della denuncia e la comunicazione emarginata dei centri urbani. Un insieme schiumante e prolifico di particelle spente che suscita nella critica e nel pubblico una diffusa nostalgia per i caratteri unici e irripetibili della mente creatrice, la quale indaga oltre l’uniformità delle verità relative. L’epoca sobria e di contenimento imposta dalla crisi finanziaria, ci riporterà al sussurro spirituale dell’Arte: l’Uomo è più della sua vita, è Essere e molecola dell’Universo. L’artista non più solo, affidato al Risveglio del bene profondo, si scoprirà capace di ricerca e visione, di abilità e arguzia dalle infinite geometrie e manifestazioni. Questo è il tempo, questo è l’invito: consenso e sostegno all’arte per ri-conoscere e celebrare come sempre è stato LE ORIGINI CREATIVE.
miriam ravasio
lunedì 9 gennaio 2012
IMMORTALITA'
(Miriam Ravasio. Luce Sumera, olio su base polimaterica, 2011) Dopo aver condannato Joshua al supplizio, Ponzio Pilato, il figlio dell'astrologo, è turbato da un pensiero " L'immortalità...è venuta l'immortalità. L'immortalità di chi? Non riusciva a capirlo, ma il pensiero di questa misteriosa immortalità gli mise freddo sotto quel gran sole" da Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov
mercoledì 23 novembre 2011
MANI E PIEDI DELL'ANIMA
Il Limo, olio e paste acriliche su tela ( 98x56 ca.)2011
“Le sue opere sono come un film della Disney che, come è risaputo, vengono scritti in Paradiso e prodotti all'Inferno per tenere su il morale alle piccole anime segregate nel limbo dell'infanzia, in cui si è fragili e ignoranti ma che qualche cretino rimpiange perchè da grande si è fatto fregare dal senso del dovere. Non ricorda, forse, che da quella infanzia è fuggito e veloce, anche. Come i film della Disney i suoi quadri, anche se sembrano disegnati per chi soffre d'infantile ignoranza, hanno dietro una tale cultura storica che a conoscerla tutta ci metteremmo un giorno solo per raccontare un quadro. Oggi è difficile trovare colori che sono colori, specie con le moltitudini di varianti che il web ci offre e allora un rosso non è mai uguale a nessun altro rosso della terra, un verde è un verde che mai abbiamo visto e mai più vedremo, tanto che facciamo fatica a riconoscere il sogno nella realtà, facciamo fatica a guardare un'opera e a rivederla nella vita reale. Ho visto un Dio bambino seduto nei campi romani anni fa, ero io, ma c'era meno verde, spero di rivederlo un giorno quel verde, lo vedevo spesso quand'ero bambino, ma adesso ...
I colori, mi ha insegnato Miriam, sono nella nostra mente, nei nostri occhi, fuori è tutto grigio. Dovremmo colorare il mondo, ma se ci dicono di usare la fantasia rispondiamo che non ci pagano abbastanza per essere fantasiosi, perchè immaginare è il mestiere da fantasiosi nullafacenti, non della gente comune."
Alessandro Cascio
I colori, mi ha insegnato Miriam, sono nella nostra mente, nei nostri occhi, fuori è tutto grigio. Dovremmo colorare il mondo, ma se ci dicono di usare la fantasia rispondiamo che non ci pagano abbastanza per essere fantasiosi, perchè immaginare è il mestiere da fantasiosi nullafacenti, non della gente comune."
Alessandro Cascio
domenica 2 ottobre 2011
CREATURA CELESTE opere di miriam ravasio commentate da ADRIANO PETTA
La Dèa Efesina è avvolta in una tunica celeste, un azzurro forte e puro come il cielo che si confonde con il mare: il corpo con le tante mammelle si staglia sulla sabbia, ma dalle spalle in su si confonde col mare… quel mare dove è nata la vita…
E lì, quasi alle sue spalle, un uomo che offre il corpo nudo al sole, poggiato pigramente sulla sabbia. La Dèa Efesina ha percepito la sua presenza: pare essersi bloccata, non sa cosa fare…Fino a qualche millennio fa lei non si avvicinava quasi mai al mare, preferiva i boschi dove giustiziava quegli uomini che cacciavano femmine di animali incinte o cuccioli, e quando lanciava le sue frecce e trapassava il collo o il cuore di quegli uomini, non provava dolore, perché lei proteggeva la natura…ed era felice nel vedere tanta gente che veniva da tutte le parti del mondo a venerarla nel Tempio di Efeso, la più bella delle sette meraviglie!
Mentre quest’uomo non è stupito né spaventato dalla forza terrificante che lei ha sempre sprigionato! Lei conosce il pensiero degli antichi, e sa che il suo aspetto è disumano…ma sa, anche, che la venerano perché rappresenta la forza della creazione.
Qualcosa di grave dev’essere accaduto da quando il tempo ha inghiottito il suo tempio a Efeso…mai era successo che lei desiderasse un uomo, come stava accadendo in questa torrida giornata di sole, nelle profondità di quest’atmosfera luccicante di colori, forse lui non riusciva nemmeno a distinguerla perché la sua tunica di dèa era esattamente uguale al colore del mare…
E allora Artemide Efesina trasforma il suo aspetto assumendo il colore dell’oro, e tutte le sue cento mammelle brillano al sole, ed anche la sabbia diventa dorata: ora lui non potrà non notare il suo aspetto giallo di fuoco, e non desiderarla…
Che le stava accadendo? Non era più la stessa… Per millenni nei confronti degli uomini aveva nutrito solo amicizia, li aveva visti come fratelli…mentre pensava a difendere le altre donne, da qualunque pericolo.
Questo splendido Achille del terzo millennio, senza armi né indumenti, si alza in piedi, pare non accorgersi di lei, le volge le spalle, si immerge nel mare lasciandola sola…e lei mani inutilmente protese, avverte un dolore al cuore: non era mai accaduto nella storia dei tempi che un umano avesse abbandonato una dèa…era orribile quel distacco…
Nel mondo spietato in cui le pennellate di Miriam Ravasio hanno scavato solchi d’acciaio guidati da un’imperforabile freddezza delle iridi, non ci sono più boschi né alberi, ma solo mari e deserti roventi…
E lì, quasi alle sue spalle, un uomo che offre il corpo nudo al sole, poggiato pigramente sulla sabbia. La Dèa Efesina ha percepito la sua presenza: pare essersi bloccata, non sa cosa fare…Fino a qualche millennio fa lei non si avvicinava quasi mai al mare, preferiva i boschi dove giustiziava quegli uomini che cacciavano femmine di animali incinte o cuccioli, e quando lanciava le sue frecce e trapassava il collo o il cuore di quegli uomini, non provava dolore, perché lei proteggeva la natura…ed era felice nel vedere tanta gente che veniva da tutte le parti del mondo a venerarla nel Tempio di Efeso, la più bella delle sette meraviglie!
Mentre quest’uomo non è stupito né spaventato dalla forza terrificante che lei ha sempre sprigionato! Lei conosce il pensiero degli antichi, e sa che il suo aspetto è disumano…ma sa, anche, che la venerano perché rappresenta la forza della creazione.
Qualcosa di grave dev’essere accaduto da quando il tempo ha inghiottito il suo tempio a Efeso…mai era successo che lei desiderasse un uomo, come stava accadendo in questa torrida giornata di sole, nelle profondità di quest’atmosfera luccicante di colori, forse lui non riusciva nemmeno a distinguerla perché la sua tunica di dèa era esattamente uguale al colore del mare…
E allora Artemide Efesina trasforma il suo aspetto assumendo il colore dell’oro, e tutte le sue cento mammelle brillano al sole, ed anche la sabbia diventa dorata: ora lui non potrà non notare il suo aspetto giallo di fuoco, e non desiderarla…
Che le stava accadendo? Non era più la stessa… Per millenni nei confronti degli uomini aveva nutrito solo amicizia, li aveva visti come fratelli…mentre pensava a difendere le altre donne, da qualunque pericolo.
Questo splendido Achille del terzo millennio, senza armi né indumenti, si alza in piedi, pare non accorgersi di lei, le volge le spalle, si immerge nel mare lasciandola sola…e lei mani inutilmente protese, avverte un dolore al cuore: non era mai accaduto nella storia dei tempi che un umano avesse abbandonato una dèa…era orribile quel distacco…
Nel mondo spietato in cui le pennellate di Miriam Ravasio hanno scavato solchi d’acciaio guidati da un’imperforabile freddezza delle iridi, non ci sono più boschi né alberi, ma solo mari e deserti roventi…
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